Le forme giuridiche

29 Apr 2014
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Nonostante l’eterogeneità organizzativa, a caratterizzare fortemente il settore è la forma giuridica dell’associazione, che conta l’89 per cento del totale delle istituzioni non profit attive al 31 dicembre 2011. In particolare, si tratta di 201mila associazioni non riconosciute (ossia prive di personalità giuridica e costituite tramite scrittura privata, pari al 66,7 per cento del totale) e di 68mila associazioni riconosciute, ossia nate con atto pubblico riconosciuto dalla Stato e dotate di  autonomia patrimoniale (22,7 per cento del totale). Seguono 11mila cooperative sociali (3,7 per cento), 6 mila fondazioni (2,1 per cento), e 14mila restanti istituzioni non profit con altra forma giuridica (4,8 per cento), rappresentate principalmente da enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, comitati, società di mutuo soccorso, istituzioni sanitarie o educative. A mostrare una consistente crescita rispetto al 2001 sono le fondazioni e le cooperative sociali (rispettivamente del 102,1 per cento e del 98,5 per cento) a fronte dell’incremento più contenuto delle associazioni riconosciute (9,8 per cento).

Per conoscere tutti i dettagli sugli altri settori analizzati leggi il rapporto www.istat.it/it/files/2013/07/Fascicolo_CIS_PrimiRisultati_completo.pdf

Quadro normativo
Il codice civile individua le associazioni in riconosciute e non riconosciute: la maggior parte delle associazioni presenti in Italia sono non riconosciute, anche se le differenze tra le due forme di associazione si sono andate assottigliando nel tempo. Ad oggi, con le modifiche apportate dal decreto 361/00, la differenza fondamentale fra le due forme giuridiche associative rimane il riconoscimento della qualità della persona giuridica.

Le associazioni riconosciute, come conseguenza del riconoscimento di persona giuridica, hanno autonomia patrimoniale, che implica la responsabilità limitata dei soci. Questo significa che per le obbligazioni assunte in nome e per conto dell’associazione, risponde l’associazione stessa. Proprio in virtù dell’autonomia patrimoniale, la legge prescrive alcuni obblighi: sulla forma e sul contenuto dell’atto costitutivo e dello statuto, in materia di assemblea dei soci (competenze, convocazione e maggioranze), in materia di amministrazione, di scioglimento ed estinzione dell’associazione e di esclusione dei soci.

Le associazioni non riconosciute non godono di autonomia patrimoniale e responsabilità limitata, per cui la responsabilità patrimoniale è di coloro che hanno agito in nome e per conto dell’associazione che risponderanno dei debiti contratti qualora il fondo comune dell’associazione non sia sufficiente a soddisfare i creditori. Per prassi si redigono l’atto costitutivo (atto che sancisce la costituzione dell’associazione) e lo statuto (atto che regola il funzionamento dell’associazione), necessari se si vogliono richiedere fondi pubblici ed agevolazioni ma non obbligatori. In mancanza è obbligatorio comunque un accordo scritto tra gli associati che regoli l’ordinamento interno e l’amministrazione dell’associazione.

Accanto alle norme di carattere generale presenti nel codice civile, la materia dell’associazionismo è regolata da leggi di carattere speciale, che introducono e regolano alcune forme particolari di associazione:

  1.  la legge 266/1991 sulle organizzazioni di volontariato;
  2.  la legge 388/2000 sulle associazioni di promozione sociale;
  3.  la legge 49/1987 sulle organizzazioni non governative;
  4.  la legge 133/1999 (modificata con la legge 34/2000) sulle organizzazioni sportive e dilettistiche;

Accanto alle norme di carattere particolare è in atto (nel decreto legislativo 460/1997) uno speciale regime fiscale del quale è possibile usufruire solo in presenza di particolari requisiti e a determinate condizioni che portano alla denominazione di Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale (ONLUS).

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